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Svezzamento e Autosvezzamento – Il Medico Risponde

In questa puntata della rubrica Il medico risponde la Dott.ssa Daniela Di Giorgio -Nutrizionista- parla di Svezzamento e Autosvezzamento.

mamma e bimbo mangiano

Il medico risponde è la rubrica di Koala Babycare per informare, rispondere e aiutare tutte le mamme. Ogni mese medici, professionisti e esperti del settore faranno chiarezza con parole semplici ma professionali su temi riguardanti la prima infanzia e il mondo della maternità.

il medico risponde - Koala Babycare

Nella sesta puntata della nostra rubrica Il medico risponde affrontiamo con la Dott.ssa Daniela Di Giorgio – Biologa Nutrizionista presso il Centro Yule di Carate Brianza – un argomento molto caro a tutti i genitori: lo Svezzamento e Autosvezzamento.

Che differenze ci sono tra un metodo e l’altro? Quale scelta è da ritenersi migliore? Quali sono i vantaggi di uno dell’altro metodo? Scopriamolo insieme.

 

Il medico risponde: Svezzamento e Autosvezzamento

Che cosa intendiamo con lo Svezzamento?

I genitori hanno molti dubbi rispetto a questo argomento e non sanno talvolta come approcciare questa fase delicata e anche abbastanza lunga nella vita del loro bimbo.

Ci poniamo intorno al sesto mese di vita del bambino quando questo diventa competente. Significa che inizia ad avere un maggiore sviluppo neuromotorio e psicologico che lo mettono nelle condizioni ottimali di essere maggiormente ricettivo al nuovo e per nuovo intendiamo anche il cibo che gli si propone.

Fino ad adesso il bambino è stato abituato all’allattamento, che sia al seno o al biberon o comunque il bambino ha vissuto i primi sei mesi della sua vita a stretto contatto con la mamma e ha stabilito con lei un legame molto forte. Questo rapporto all’inizio del sesto mese non verrà assolutamente abbandonato perché iniziare a svezzare il proprio figlio non significa interrompere l’allattamento anzi queste due cose andranno di pari passo finché la mamma e il bambino vorranno continuare.

Svezzare letteralmente significa togliere il vezzo ovvero il vizio che ha il bambino ad allattare ma in realtà non parliamo di vizio, parliamo di una vera e propria necessità del bambino.

Quali sono gli approcci principali?

Esiste uno svezzamento di tipo tradizionale e uno svezzamento che ha un approccio maggiormente dinamico che è appunto l’auto svezzamento o meglio alimentazione complementare a richiesta.

Quali sono le differenze tra Svezzamento Tradizionale e Autosvezzamento?

  1. Lo svezzamento tradizionale ha il vantaggio di essere più veloce rispetto all’autosvezzamento e di essere molto più pratico per mamma e papà che fanno le loro ricette e imboccano il proprio bambino. Il bambino però non avrà quella autonomia che può avere con l’autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta.
  2. L’alimentazione complementare si chiama così perché appunto va a completare i pasti durante la giornata del bambino ancora a base di latte, e a richiesta perché, così come il bambino fino adesso ha avuto un allattamento a richiesta da parte della mamma, anche questa alimentazione dovrà seguire questa scia. L’alimentazione complementare a richiesta comincia quando il bambino manifesta i suoi primi segnali di interesse verso il cibo. Dobbiamo però capire che il cibo per il bimbo è un gioco, è qualcosa di diverso dal seno della mamma e i bambini a quest’età sono altamente ricettivi e curiosi. Il bimbo non si metterà subito a mangiare perché non sa cosa significa, non sa che quel piatto che li poniamo davanti significa nutrirsi ma comincerà a giocarci, a fare esplorazione di tipo sensoriale e per sensoriale non solo quindi gustativa ma anche tattile.

Qualche consiglio per i genitori

Innanzitutto non bisogna aspettarsi che il bimbo aumenti di peso perché fisiologicamente intorno al quarto/quinto mese di vita del bambino si ha una fase di stallo nell’aumento di peso. Quando il bambino inizierà appunto a giocare col cibo non bisogna arrabbiarsi o perdere la pazienza se il bambino comincerà a sputacchiare o magari a vomitare per esempio. Inoltre è necessario mantenere un atteggiamento neutro quando si propone la pappa al bambino, non bisogna guardarlo con aspettativa, né ignorarlo completamente, ma bisogna sedersi a tavola con lui e condividere questo momento insieme.

Quali pappe preparare?

Nelle prime fasi è bene preparare delle pappe che abbiano una consistenza morbida, ad esempio delle vellutate abbastanza dense oppure della frutta matura schiacciata che il bambino possa prendere anche con le mani. Come secondo step si possono realizzare degli stick di verdure sfruttando la capacità del bambino di prendere le cose col pugno e di mangiare quelle che fuoriescono. Un’altra possibilità è quella di realizzare dei mini burger di carne, di pesce o anche di legumi che il bimbo possa prendere con due mani e portarle alla bocca.

Cosa fare nel momento del rifiuto

Il vantaggio dell’autosvezzamento o alimentazione complementare richiesta è proprio il fatto che è il bambino sviluppa un senso di autonomia molto forte e noi dobbiamo supportare come genitori la sua auto regolazione che sta anche nel rifiutare a un certo punto un pasto.

Dobbiamo considerare che esistono anche delle fasi che il bambino attraversa in cui possono manifestarsi dei rifiuti oppure delle vere e proprie fissazioni nei confronti del cibo. Queste fasi sono normali e possono accadere in prossimità di un cambiamento, come l’ingresso all’asilo, un vaccino o un cambiamento nella vita familiare, in questi casi il bambino può andare incontro ad un rifiuto del cibo e quindi mangiare molto meno oppure fissarsi proprio con un alimento e voler mangiare solo quello.

In questo caso bisogna assecondarlo e pensare che è una fase e che presto passerà come il resto.

Quali alimenti evitare?

Tra gli alimenti che non devono invece essere proposti al bambino vi sono per esempio i cibi duri o poco cotti, quelli che ingolfano come ad esempio gli gnocchi a maggior ragione se conditi con del formaggio, oppure i cibi che possono scivolare in gola come ad esempio gli acini d’uva, il melograno o cose piccole che possono andare a creare uno stato di soffocamento nel bambino. Tuttavia bisogna dire che l’autosvezzamento ha la fortuna di innescare nel bambino dei meccanismi di difesa, infatti un bambino autosvezzato sarà maggiormente in grado di attivare meccanismi come la tosse o il vomito per difendersi da questi stati di soffocamento. Ovviamente noi genitori dobbiamo sorvegliare il momento del pasto, ma anche possibilmente partecipare a dei corsi di disostruzione pediatrica dove viene anche illustrato come presentare il cibo a bambino, come tagliare, porzionare alcuni tipi di alimenti che magari sono un po più a rischio.

Per garantire una sana alimentazione al nostro piccolo è necessario che nel momento in cui si sceglie di intraprendere un percorso di alimentazione complementare a richiesta, l’alimentazione stessa dei genitori sia consapevole e che essi sappiano le basi di una buona alimentazione, per esempio che cosa siano i macronutrienti e come bilanciarli nell’arco della giornata e anche della settimana.

Dott.ssa Daniela Di Giorgio

Biologa nutrizionista

www.centroyule.it

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