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Mindfulness nel bambino – Il medico risponde

La Dott.ssa Baio ci spiega l’importanza di praticare la Mindfulness già dalla prima infanzia, aiutando i bambini a vivere l’apprendimento e la quotidianità in maniera positiva e serena.

Il medico risponde è la rubrica di Koala Babycare per informare, rispondere e aiutare tutte le mamme. Ogni mese medici, professionisti e esperti del settore faranno chiarezza con parole semplici ma professionali su temi riguardanti la prima infanzia e il mondo della maternità.

Nella quinta puntata della nostra rubrica Il medico risponde affrontiamo con la Dott.ssa Claudia Baio – Psicologa dell’età evolutiva, un argomento molto discusso negli ultimi mesi: La Mindfulness nel bambino.

In un mondo sempre più veloce e performante dare ai nostri bimbi la possibilità di rallentare e prendere consapevolezza di se stessi è molto importante.

 

Il medico risponde: Mindfulness nel bambino

Che cosa si intende per Mindfulness nel bambino?

Il concetto di Mindfulness si sente spessissimo in questi ultimi anni, uno dei motivi per cui se ne sente parlare è proprio legato al fatto che al giorno d’oggi la vita è molto frenetica e sempre proiettata all’impegno, all’organizzazione, piena di attività e si presenta proprio la difficoltà di assaporare quello che stiamo vivendo in un determinato momento. Un esempio molto banale può essere: il bambino che non vede l’ora di andare a mangiare il gelato, ma mentre sta mangiando il gelato quasi ne butta metà perchè vuole sapere cosa fare dopo, quindi ha bisogno di andare a giocare a calcio, ma quando è a calcio non è soddisfatto, perché non vede l’ora di andare a mangiare la pizza e quando sta mangiando la pizza poi bisogna andare al cinema per cui non vede l’ora. Si tratta proprio del bisogno di assaporare quello che succede nel momento presente: questo è il concetto di mindfulness.

Al giorno d’oggi i bambini faticano proprio a essere tranquilli, a essere sereni, a essere felici, perché il problema è che per essere felice devo essere contento anche di quello che sto vivendo, ma se non riesco ad essere concentrato su quello che accade, perché sto già pensando a quello che deve avvenire dopo, automaticamente è come se la vita sfuggisse sempre. Per questo tanti centri propongono questa attività di Mindfulness, io per esempio ho seguito un corso di formazione sul protocollo MIND UP che è un protocollo che nasce all’Università di Vancouver e viene proprio portato all’interno del contesto scolastico per cui lo specialista fa questi incontri direttamente con i bambini, possono essere fatti dall’età di 4 anni e arrivare fino alle medie. In questo progetto si insegna al bambino a dare ascolto ai propri sensi quindi ad ascoltare, a toccare, percepire a sentire, anche a gustare, gli si insegna proprio a restare concentrato sul momento presente. Parallelamente viene portato anche nell’attività didattica con quelli che sono chiamati Brain Break (pause per il cervello): sono praticamente dei momenti (Di solito ce ne sono tre nell’arco della giornata: la mattina, dopo pranzo e prima di uscire) che permettono al bambino in un minuto di provare a prendere consapevolezza di se stesso!

Che cosa accade durante questi Brain Break?

Viene utilizzata una sorta di campana (o di sonaglio), il bambino sentito questo suono deve, (ovviamente viene istruito prima) iniziare a respirare e rimanere in silenzio, finchè non percepisce il secondo suono. Sono state fatte anche delle ricerche che hanno mostrato come iniziare la mattinata in questo modo, effettivamente permette al bambino di essere più sereno e di approcciarsi in maniera più positiva all’apprendimento, ma non solo il bambino, anche all’insegnante è più sereno e più tranquillo.

Se immaginiamo un bambino che esce di casa tutto di fretta, in ritardo, la mamma che dice “Sbrigati!”, poi entra in classe, si siede: verifica di matematica! Porca miseria, in che stato emotivo sono? Se invece entro in classe, mi siedo e l’insegnante mi da tempo, un minuto, un minuto e mezzo, di calmarmi, tranquillizzarmi, respirare e poi fare la verifica di matematica sicuramente l’approccio è diverso.

In America questa cosa sta prendendo piede. Devo dire che la ricerca dimostra che è molto positiva e stiamo cercando di svilupparla anche in Italia.

Oltre all’ambito scolastico, da un punto di vista privato, nei centri o negli studi, come si applica la Mindfulness?

Si possono fare degli incontri di gruppo tra bambini, ma anche come nucleo famigliare, dove si insegna al genitore ad applicare questo tipo di tecnica sia sul bambino ma anche proprio su tutta la famiglia. Cioè, questo è utile soprattutto quando abbiamo dei bambini che sono dal punto di vista emotivo un po’ in difficoltà, per esempio i bambini che sono molto ansiosi, che sono molto tristi, che faticano ad attivarsi, faticano a iniziare a fare i compiti oppure non vogliono mai uscire di casa o non vogliono andare a scuola la mattina, questa potrebbe essere un’ottima tecnica per riuscire a rilassare il bambino e automaticamente poi aprirsi in maniera positiva a quello che deve essere fatto.

La Mindfulness nel bambino potrebbe aiutarlo nelle difficoltà emotive?

Può aiutarlo praticamente in tutto. Sicuramente può aiutare il bambino ad abbassare quella carica emotiva nel momento in cui inizia a sentirsi agitato, ansioso, quando inizia a respirare in maniera molto affannosa e non ha la strategia per tornare tranquillo. Insegnare una tecnica di questo tipo permetterebbe al bambino anche di auto-controllarsi, ovviamente sono bambini, quindi la tecnica inizialmente viene insegnata in collaborazione con il genitore, il genitore all’inizio aiuta il bambino a metterla in pratica e poi piano piano il bambino saprà farlo da solo. É molto utile anche per noi adulti, per approcciarsi in maniera diversa alle nostre giornate frenetiche perchè purtroppo la società questo richiede.

I gruppi di bambini sono anche per i più piccoli oppure in quel caso è meglio rivolgersi alla famiglia?

Si può fare o per fasce di età, ovviamente devono essere fasce d’età diverse perchè a diverse età hanno diverse competenze, per cui sui bambini più piccoli si cercherà di stare più sull’aspetto concreto (perchè hanno bisogno di agganciarsi a qualcosa di concreto per riuscire a fermarsi e stare tranquilli), invece con i bimbi più grandi si può fare in altro modo. Oppure si può lavorare sulla famiglia, nel momento in cui si lavora con un bambino che ha difficoltà emotive, che magari inizia a essere molto aggressivo, ha delle esplosioni di rabbia perchè non riesce proprio ad attivarsi essendo una tecnica che potrebbe essere utile all’interno della famiglia allora può essere insegnata a tutto il nucleo famigliare.

Quindi in questi casi è importante il supporto del nucleo famigliare.

Sì, è molto importante perché se una cosa io non la vivo su me stessa non posso neanche insegnarla agli altri o quanto meno capire cosa sto facendo e che effetto avrà, quindi devo sicuramente insegnarla ai genitori, far capire loro la portata di quello che hanno tra le mani poi ovviamente loro possono farlo insieme ai loro bambini!

Dott.ssa Claudia Baio

Psicologa dell’età evolutiva

www.centroyule.it

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